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Igino Benvenuto Supino

Biografia

  Igino Benvenuto Supino (Pisa, 1858 - Bologna, 1940), studente inquieto dell'Accademia di Belle Arti di Firenze, pittore autodidatta, ispettore onorario dei monumenti, il 13 novembre 1893 inaugura in Pisa il primo Museo cittadino nella chiesa e nel convento di San Francesco. L'anno dopo edita il catalogo, subito convinto dell'importanza di questa pubblicazione ai fini della conoscenza e della tutela.

 Trasferitosi a Firenze, dirige dal 1896 al 1907 il Museo del Bargello e subito ne scrive il catalogo con la storia delle collezioni. Qui pubblica nel 1903 la sua prima rivista, "Miscellanea d'arte", che l'anno seguente diventa "Rivista d'arte". In seguito collaborerà al "Marzocco", a "L'Arte" di Adolfo Venturi, a "Dedalo", le riviste più prestigiose d'inizio secolo.

 Trasferitosi a Bologna, interverrà sui periodici bolognesi "L'Archiginnasio", "Strenna Storica Bolognese", "Atti e memorie della R. Deputazione di Storia Patria per le Romagne", "Atti dell'Accademia Clementina", con temi legati alla realtà artistica felsinea, alla parità fra le arti e soprattutto al restauro. In opposizione a Alfonso Rubbiani, quest'ultimo è da lui inteso non come interpretazione o ricreazione, ma come conservazione.

 Le sue ricerche si basano sulla conoscenza diretta delle testimonianze documentarie e delle intrinseche relazioni formali. L'operosità del conoscitore e del conservatore, la pratica museografica, l'organizzazione del patrimonio artistico percepito quale testimonianza e strumento di identità nazionale lo accompagnano da Pisa a Firenze, a Bologna.

 Nel novembre 1906 è nominato Straordinario di Storia dell'Arte all'Università di Bologna, dove fino ad allora tale insegnamento era collegato a quello di Estetica. La commissione, composta da Adolfo Venturi, Camillo Boito, Pompeo Molmenti, Corrado Ricci e Lucio Mariani, lo preferì al più giovane Pietro Toesca per la lunga esperienza di studioso, di conservatore, di docente all'Istituto di Studi Superiori di Firenze.

 L'arrivo di Supino spostava l'insegnamento della Storia dell'Arte dall'Accademia all'Università di Bologna. Conserverà l'insegnamento di Storia dell'Arte Medievale e Moderna sino al 1933. Cesare Gnudi, che con Stefano Bottari lo commemorerà nel 1958 in occasione del centenario della nascita, è stato fra i suoi allievi e fra i sollecitatori dell'intitolazione a Supino dell'Istituto di Storia dell'Arte dell'Università. Il congedo dalla cattedra universitaria fu accompagnato dagli scritti di quarantanove studiosi italiani e stranieri, riuniti da Giuseppe Fiocco, Giovanni Poggi, Mario Salmi, Ugo Procacci, i componenti del comitato di direzione della "Rivista d'Arte".

 Sin dal 1908 entra nella Commissione Conservatrice della provincia di Bologna, allora presieduta da Carlo Falletti. Dal 1929, in parallelo all'attività didattica, Supino dirige il Museo d'Arte Industriale, subentrando a Malaguzzi Valeri che ne era stato il fondatore, e contribuisce ad arricchirlo di alcune importanti testimonianze scultoree in terracotta e della collezione di campioni di merletti, pizzi, ricami e disegni dell'Aemilia Ars. Presiede inoltre l'Accademia di Belle Arti e il Liceo Artistico cittadino.

 Gli impegni accademici e istituzionali non gli impediscono di sovrintendere alla pubblicazione del Manuale di storia dell'arte (1925-1930). Scritto a cavallo del secolo (1895-1905) per Felice Le Monnier da Camillo Jacopo Cavallucci, il manuale riappare subito dopo quello venturiano pubblicato da Zanichelli nel 1924, rinnovato, aggiornato, ma soprattutto arricchito di illustrazioni (Alinari, Anderson, Brogi, Gabinetto Fotografico del Ministero della Pubblica Istruzione).

 Nel 1938, quando dieci docenti bolognesi saranno allontanati dall'Università a seguito delle leggi razziali, Supino sarà rimosso per intervento del podestà dall'incarico di Direttore Onorario del Museo d'Arte Industriale.

 Nelle sue pubblicazioni (per l'ampio, accurato elenco si rimanda a Igino Benvenuto Supino 1858-1940. Omaggio a un padre fondatore, a cura di P. Bassani Pacht, Firenze, Edizioni Polistampa, 2006), egli utilizza le immagini fotografiche e i rilievi grafici in sequenza, una sequenza cinematografica di conoscenza e di approfondimento. Parte dal generale e dall'esterno dell'edificio, inserisce lo spaccato, le piante, gli schemi grafici, passa agli interni, alle pitture, alle vetrate, si focalizza sui particolari decorativi. Il suo percorso di conoscenza è tuttora adottato. Si conoscono rapporti con Berenson, contatti con André Perité, con Marcel Reymond, con Cornelis de Fabricy.

 Si può affermare che con Supino la storia dell'arte a Bologna si allinea con l'indirizzo di ricerca e di sintesi fra metodo storico e critica estetica impresso in Germania dal purovisibilismo di Fiedler, von Marées e Hildebrand, in Austria da Riegl, in Svizzera dal quasi coetaneo Heinrich Wolfflin. Ad Alois Riegl (1858-1905), noto a Supino attraverso i suoi scritti sull'arte barocca romana, lo avvicina la stessa idea di restauro. Per entrambi un monumento ha valore storico di memoria e di testimonianza del passato ed ha un valore artistico legato agli ideali dell'epoca che l'ha visto sorgere.

 Per questi caratteri ogni opera va conservata senza aggiunte o integrazioni, testimonianza e patrimonio della civiltà europea, la cui unità spirituale va difesa dagli attacchi di singoli ricostruttori, di singoli paesi belligeranti.

 

(a cura di Marinella Pigozzi,
Docente di Storia della Critica d'Arte)